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Grandine sul tetto: perché una scelta fatta prima cambia tutto il dopo

Il 28 agosto sul Bresciano sono caduti chicchi grandi come palline da tennis. Come nasce la grandine, cosa abbiamo trovato su un tetto e perché un solare a tubi sottovuoto si ripara cambiando i tubi, non l'impianto.
9 ottobre 2026 di
Grandine sul tetto: perché una scelta fatta prima cambia tutto il dopo
IDRA SRL

Venerdì 28 agosto, poco prima dell'alba

Da ovest arriva un temporale. In pochi minuti, sul Bresciano, cade qualcosa che di solito non vediamo cadere: blocchi di ghiaccio grandi come palline da tennis. A Castrezzato qualcuno li ha paragonati a dei mandarini.

Il temporale passa su Chiari, Castrezzato, Castelcovati, Urago d'Oglio, poi Rovato, Pontoglio, Palazzolo, Roncadelle, Castel Mella, Flero e la città. Nel pomeriggio una seconda ondata colpisce la Bassa, tra Dello, Barbariga e San Paolo.

Sulla dimensione dei chicchi le fonti dicono cose diverse. Brescia Oggi scrive "grandi come palline da tennis", il Giornale di Brescia "fino a sette o otto centimetri". Alcune immagini circolate sui social parlano di oltre dieci centimetri, un dato che non è stato verificato ufficialmente.

I danni sono quelli che ci si aspetta da una pioggia di ghiaccio: auto con i vetri infranti, alberi caduti, serre, stalle e capannoni colpiti. A Chiari, tetti e fotovoltaici divelti e una caserma dei vigili del fuoco con la copertura danneggiata e infiltrazioni. Pannelli solari accartocciati.

Dura pochi minuti. Poi comincia la parte che nessuno racconta: quella del dopo.

Chicchi di grandine del 28 agosto

Come fa un pezzo di ghiaccio così grosso a restare in aria?

Tutto comincia da una nuvola, il cumulonembo: quella torre altissima che d'estate si vede crescere nel pomeriggio.

Il sole scalda il suolo, l'aria calda sale e porta con sé vapore acqueo. Più sale, più si raffredda, e il vapore diventa goccioline.

In alto, dove la temperatura scende sotto zero, succede una cosa curiosa: le goccioline non gelano subito, ma restano liquide anche sotto zero. Si chiama acqua sopraffusa ed è instabile: basta un granello di polvere o un cristallino di ghiaccio perché ci si attacchi. Nasce così il primo, minuscolo chicco.

A questo punto entra in gioco la corrente ascensionale, che nei temporali alle nostre latitudini può arrivare fino a 150 chilometri orari. Il chicco viene spinto in alto, incontra altra acqua sopraffusa e si copre di un nuovo strato di ghiaccio. Poi scende un poco, risale e si ricopre ancora.

Per questo un chicco tagliato a metà mostra una struttura a cipolla. Ci sono strati trasparenti, formati dall'acqua liquida nelle zone più calde, e strati opachi, formati più in alto, intorno ai meno quaranta gradi, dai cristalli di ghiaccio.

Il chicco continua a crescere finché diventa troppo pesante per la spinta che lo sostiene. E allora cade.

Conta anche il tipo di temporale. Una supercella è un temporale con una corrente ascendente che ruota, più forte e più duratura delle altre, e può tenere i chicchi in alto abbastanza a lungo da farli diventare enormi. In Svizzera sono stati registrati chicchi fino a dieci centimetri, e in passato se ne è osservato uno da tredici. Dentro la nuvola possono essere ancora più grandi, fino alla dimensione di un pallone da calcio, ma scendendo si sciolgono e si dimezzano.

Le grandinate sono davvero sempre più grosse?

Non è solo una sensazione.

Nel 2025 uno studio pubblicato su Nature Geoscience, guidato da Francesco Battaglioli dell'European Severe Storms Laboratory insieme all'Università di Poznań e a Munich Re, ha analizzato i dati dal 1950 al 2023 sulla grandine molto grande, oltre i cinque centimetri. Il risultato: la probabilità di questi eventi in Europa, e in particolare nel Nord Italia, è cresciuta più rapidamente che in qualsiasi altra parte del mondo.

Nel 2023, in Nord Italia, è stato registrato un chicco da 19 centimetri: il più grande mai documentato in Europa.

Gli autori trovano correlazioni significative con il riscaldamento globale. Questo non significa che ogni grandinata sia colpa del clima. Significa però che chi abita in Pianura Padana ha un motivo in più per mettere la grandine nel conto quando progetta qualcosa che resterà sul tetto per molti anni.

Quanto resiste un pannello solare alla grandine?

Un pannello solare è fatto per stare all'aperto, e la grandine fa parte dei test che deve superare.

Per i moduli fotovoltaici, la norma IEC 61215 prevede di colpirli con sfere di ghiaccio da 25 millimetri lanciate a 23 metri al secondo, circa 83 chilometri orari. Per i collettori solari termici, la norma ISO 9806 prevede prove con sfere di ghiaccio, sempre con 25 millimetri come riferimento.

Ora confrontiamo: 25 millimetri contro i sette o otto centimetri di quella mattina, quasi tre volte il diametro. E siccome la massa cresce con il cubo del diametro, una sfera piena di ghiaccio di quella misura pesa tra venti e trenta volte quella usata nei test.

Questo non è un difetto del pannello: il test è una soglia, e sopra quella soglia decide la fisica. Lì la domanda cambia. Non è più "resisterà?", ma "cosa succede se non resiste?".

Quella mattina, sul tetto di un nostro cliente

Il 28 agosto ci chiama un cliente. Dal giardino si vedeva già che qualcosa non andava.

Sul tetto era peggio. Il solare termico a tubi sottovuoto aveva i tubi rotti, e il fotovoltaico accanto aveva i vetri crepati a ragnatela.

Collettore solare a tubi sottovuoto danneggiato dalla grandine

In questi casi la tentazione è una sola: sostituire tutto, subito.

Noi facciamo prima un'altra cosa:

  1. Saliamo e verifichiamo ogni componente, sia del solare termico sia del fotovoltaico.
  2. Fotografiamo e documentiamo tutto, punto per punto.
  3. Scriviamo un report: cosa è danneggiato, cosa funziona ancora, cosa va fatto.

Il report serve al cliente per decidere con calma, sapendo cosa sta pagando. E serve all'assicurazione per riconoscere il danno: una documentazione con foto e dettagli tecnici fa la differenza tra una pratica che si chiude e una che si trascina.

Mentre fotografavamo, abbiamo notato una cosa che ci interessa molto: come si era rotto l'impianto.

Come funziona un solare a tubi sottovuoto

Un solare a tubi sottovuoto è fatto di tanti tubi di vetro, uno accanto all'altro, collegati in alto a un collettore.

Ogni tubo in realtà è formato da due tubi di vetro borosilicato, uno dentro l'altro, con il vuoto in mezzo. Funziona come un thermos: il vuoto isola, e il calore catturato dal sole non si disperde nemmeno quando fuori fa molto freddo.

Sul tubo interno c'è una superficie assorbente, studiata per catturare la luce e trasformarla in calore. All'interno, un tubo di acciaio a U e una lamella in alluminio portano quel calore fino al collettore in alto, dove scalda il fluido dell'impianto.

Sotto i tubi c'è uno specchio dalla forma parabolica, chiamato CPC. Raccoglie la luce, anche quella diffusa e anche quando il sole è debole, e la rimanda sull'assorbitore.

Il risultato è un sistema che rende anche d'inverno. E soprattutto, per questa storia, ogni tubo è indipendente dagli altri.

Cambi i tubi, non l'impianto

Se un tubo si rompe, si toglie e se ne mette uno nuovo. Nei collettori come quelli Paradigma lo si fa senza svuotare il circuito, grazie alla cosiddetta connessione a secco. Intanto gli altri tubi continuano a lavorare.

Telaio, collettore, tubazioni, accumulo e centralina restano dove sono. Sul tetto del 28 agosto il danno sembrava totale. In realtà il lavoro da fare era sui tubi rotti, non sull'intero impianto.

E il pannello solare piano?

Il pannello solare piano, quello "tradizionale", è costruito in un altro modo: vetro, assorbitore e isolamento stanno tutti nella stessa scatola, chiusa da un'unica lastra di vetro. Se quella lastra si rompe, il pannello resta aperto e non c'è un singolo pezzo da cambiare. Nella nostra esperienza, quando si danneggia, si sostituisce il pannello intero.

Non è una tecnologia migliore o peggiore in assoluto: sono due modi diversi di rompersi. Il punto non è stabilire quale sia la migliore, ma sapere fin dall'inizio come si ripara.

La domanda che quasi nessuno fa

Quando abbiamo proposto questo impianto al cliente, non l'abbiamo scelto perché era il più bello o il più costoso. Abbiamo ragionato con lui su domande molto concrete:

  • Quanta acqua calda serve a questa famiglia, e in quali momenti dell'anno?
  • Com'è il tetto: orientamento, ombre, spazio disponibile?
  • E la domanda che quasi nessuno fa: cosa succede il giorno in cui qualcosa va storto? Quanto è difficile rimediare, e quanto tempo ci vuole?

Quell'ultima domanda ha avuto la sua risposta il 28 agosto: la grandine ha rotto dei tubi, non un impianto.

Cosa fare se la grandine ha colpito il tuo impianto

  • Non salire sul tetto da solo. Vetri rotti e tegole bagnate sono pericolosi.
  • Fai qualche foto da terra o dal balcone, con la data: ti servirà per l'assicurazione.
  • Controlla la centralina del solare, se ce l'hai: temperature anomale o allarmi sono un primo segnale.
  • Fai verificare i componenti a un tecnico prima di decidere cosa sostituire, e chiedi un report scritto.

Il dopo si fa con metodo

Venerdì 28 agosto il cielo ha scaricato ghiaccio su Brescia per pochi minuti. Quello che succede dopo non è questione di fortuna, ma di scelte fatte prima, con metodo.

La grandine dura pochi minuti. Un impianto si giudica da quanto è facile rimediare.

Hai avuto danni dalla grandine all'impianto solare o fotovoltaico, o stai pensando a un nuovo impianto? Scrivici o chiamaci: veniamo a verificare, documentiamo tutto e ti diciamo cosa serve davvero.

IDRA, l'idraulico del risparmio. Passirano, Brescia.

Stai valutando un lavoro in casa?

Scrivici due righe sul tuo impianto: ti richiamiamo per capire insieme da dove partire e, se serve, passiamo a vedere.

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